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Novembre 2020

I nostri ragazzi sono tornati tra i banchi di scuola pronti ad affrontare il nuovo anno scolastico. Sia i genitori che gli istituti si sono attivati per garantire tutte le misure di sicurezza contro l’emergenza sanitaria, tuttavia non è scontato che a scuola, insieme ai ragazzi, torni proprio il Covid. E allora, come si comporteranno i genitori? Con quali strumenti potranno garantire la sicurezza dei propri figli senza avere ripercussioni sul lavoro? 

Il lavoratore che ha il figlio costretto a restare a casa per quarantena ha sostanzialmente tre possibilità. In primis, dovrà valutare con il datore di lavoro l’opportunità di svolgere la propria attività lavorativa in modalità smart working. Qualora questa non sia possibile per le caratteristiche proprie delle mansioni svolte, si dovrà valutare l’affido del figlio all’altro genitore convivente se questo si trova nelle condizioni di poterlo fare. Diversamente, si dovrà richiedere il “congedo Covid-19” all’Inps. 

Per poter fruire del congedo di cui trattasi, per il genitore richiedente devono ricorrere simultaneamente una pluralità di requisiti:

- avere un rapporto di lavoro in essere;

- non svolgere l’attività in modalità agile (smart working);

- il figlio dev’essere convivente, minore di 14 anni;

- il figlio dev’essere in quarantena con provvedimento del Dipartimento di prevenzione della ASL territorialmente competente.

Con riferimento a quest’ultimo punto, il diritto del genitore a beneficiare del congedo Covid-19 è stato significativamente ampliato perché ricorre non solo in caso di contatto nel plesso scolastico ma anche durante lo svolgimento di attività sportive di base, in palestre, piscine o centri sportivi nonché per la frequentazione di lezioni musicali e linguistiche.

Il congedo Covid-19, che decorre dal 9 settembre 2020 al 31 dicembre 2020, è quantificato in un’indennità pari al 50% della retribuzione a carico dell’Inps e ha una durata massima di 14 giorni. Il trattamento è riconosciuto in luogo della retribuzione e pertanto è attribuito per i soli giorni lavorativi, dal lunedì al sabato, con esclusione delle domeniche e dei festivi. Questa prestazione è potenzialmente compatibile nel caso in cui l’altro genitore sia in malattia, maternità/paternità, ferie, aspettativa non retribuita, permessi e congedi ex L.104/1992 mentre è incompatibile con il congedo parentale, cessazione del rapporto di lavoro, se si sta beneficando di strumenti a sostegno/integrazione del reddito e smart working (vedasi circolare Inps 116/2020). 

Diverse sono le criticità. La prima è la forte disparità di trattamento tra genitori che hanno la possibilità di lavorare in modalità agile rispetto a quelli che sono costretti a chiedere il congedo. A questo proposito, i primi manterranno la totalità della retribuzione mentre i secondi riceveranno l’indennità del 50% dell’Inps.

La seconda criticità riguarda il diritto a beneficiare del congedo Covid-19 in caso di contatto del figlio al di fuori del plesso scolastico. Come spesso accade tra decreti, modifiche e conversioni, la trascrittura delle norme avviene parzialmente creando possibili buchi normativi. L’interpretazione secondo cui il congedo è usufruibile anche per contatti avvenuti in palestre, piscine, ecc è logica e coerente ma richiederà uno specifico chiarimento amministrativo.

Infine, cosa succede se il figlio in quarantena risultasse positivo al virus a seguito di accertamento dell’autorità sanitaria? In virtù dello stretto contatto del genitore, per quest’ultimo scatterebbe la quarantena con sorveglianza attiva, una situazione previdenzialmente equiparabile allo stato di malattia con obbligo certificativo. Quindi la positività del figlio determinerebbe un repentino cambiamento della normativa di riferimento, non potendo più richiedere o beneficiare del congedo Covid-19, ma a dover svolgere l’attività in smart working o, in caso di sintomi, a certificare lo status di malattia.

 

 

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