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Il cosiddetto “decreto dignità”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13/07/2018 ed entrato in vigore dal giorno successivo, apporta una serie di modifiche al mondo del lavoro:

  1. Rapporto di lavoro a tempo determinato. 
  • Ridotta la durata massima del contratto di lavoro a tempo determinato (da 36 a 24 mesi) e il numero massimo di proroghe (da 5 a 4)
  • Nel caso in cui il rapporto di lavoro a tempo determinato ecceda i 12 mesi, per effetto di un unico contratto o per effetto di una successione di contratti, e in caso di rinnovo contrattuale, è necessario motivare la necessità del rapporto lavorativo, nel caso in cui le esigenze siano quelle tassativamente previste dallo stesso decreto legge:
  1. Esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori;
  2. Esigenze connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria.
  • Tali disposizioni si applicano ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati successivamente all’entrata in vigore del decreto in esame nonché ai rinnovi ed alle proroghe dei contratti in corso alla data di entrata in vigore del Decreto.
  • Risultano, inoltre, allungati i termini per impugnare il contratto a tempo determinato (da 120 a 180 giorni).
  1. Somministrazione di lavoro.
  • In caso di somministrazione a tempo determinato, il rapporto tra somministratore e lavoratore sarà soggetto alla nuova disciplina del rapporto a tempo determinato, ad eccezione di quanto previsto dagli art. 23 e 24 del d.lgs. 81/2015.
  1. Indennità di licenziamento e incremento contributivo per il contratto a termine.
  • in tutti i casi in cui non sia accertata giudizialmente la totale insussistenza del fatto materiale posto a base del licenziamento, ma lo stesso risulti ugualmente non assistito dagli estremi necessari, il giudice dichiarerà estinto il rapporto di lavoro e condannerà il datore di lavoro al pagamento di un importo: “non inferiore a 6 (anziché le attuali 4) e non superiore a 36 (anziché le attuali 24) mensilità.” 
  • In relazione all’importo previsto dalla disciplina di cui all’art. 2, comma 28, della Legge n. 92/2012, pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, lo stesso risulta incrementato di: “0,5 punti percentuali in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione.” 

Le suddette modifiche non si applicano ai rapporti stagionali e, per espressa previsione normativa, ai contratti stipulati dalla Pubblica Amministrazione per i quali continua ad applicarsi la disciplina anteriore all’entrata in vigore del decreto “dignità”.

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