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Attività connesse e non connesse ASD e SSDARL: che confusione!

La Circolare n. 18/E del 2018 dell’Agenzia delle Entrate è intervenuta in maniera rilevante sulla qualificazione delle attività svolte dalla Associazioni, in particolari per quelle che hanno optato per la determinazione del reddito in maniera forfettaria secondo la L. 398/91.

Tale documento ha voluto evidenziare la netta distinzione tra: attività commerciali “connesse” e “non connesse” agli scopi istituzionali dell’ente.

Dalla pubblicazione di tale circolare, tutti gli enti che applicano la L. 398/91 devono verificare e monitorare le proprie attività svolte in quanto:

  • l’applicazione del regime agevolativo previsto dalla norma sopracitata vale esclusivamente per le attività commerciali direttamente connesse con gli scopi istituzionali dell’ente;
  • le attività commerciali non connesse direttamente con gli scopi dell’ente sono da considerarsi puramente commerciali e quindi applicazione della disciplina IVA vigente.

È fondamentale per cui, avere ben chiaro cosa si intende per attività commerciale connessa o non connessa.

Gli esempi tradizionali per definire un’attività connesse sono:

  • attività che sono il completamento di quella per la quale l’associazione è stata costituita;
  • raccolte fondi per un massimo di 2 volte l’anno nel limite di 51.645,69 euro;
  • attività di formazione, preparazione e assistenza all’attività sportiva dilettantistica;
  • attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di eventi sportivi;
  • attività di mera somministrazione di alimenti e bevande funzionali allo svolgimento di discipline per le quali l’ente ha l’obbligo di iscrizione al Registro CONI e rivolte, principalmente ad associati o tesserati all’ente.

Invece, per attività non connesse possono essere:

  • attività commerciali estranee agli scopi istituzionali dell’ente sportivo dilettantistico;
  • attività svolte mediante utilizzo di strutture o mezzi concorrenziali rispetto al mercato;
  • attività di ristorazione pura.

Si ritiene opportuno precisare che per le attività di somministrazione di alimenti e bevande, queste devono essere svolte nei luoghi dove ha sede l’ente o di svolgimento della manifestazione sportiva al fine per essere considerate connesse.

La connessione o meno delle attività ha importantissimi effetti sia per la corretta applicazione della normativa IVA, sia ai fini reddituali.

Ai fini IVA, se l’attività svolta è da considerarsi connessa permetterà all’ente/ associazione di usufruire dell’agevolazione fiscale prevista dall’art. 74, c. 5 DPR 633/72 ossia la forfetizzazione dell’IVA. Invece se l’attività non è connessa, comporterà in capo all’ente di predisporre un regime contabile diverso come il regime ordinario o semplificato e la separazione di tali attività rispetto a quella istituzionale.

L’impatto di tale Circolare è anche ai fini reddituali, in quanto si considerano commerciali e quindi imponibili tutte quelle attività non collegate direttamente agli scopi istituzionali (come la somministrazione di bevande e alimenti svolta nei locali dell’associazione anche se rivolta agli associati o tesserati).

È opportuno pertanto prestare la massima attenzione alle attività che vengono svolte presso la propria associazione per non incorrere in possibili controlli e contestazioni da parte dell’Amministrazione Finanziaria

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