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La legge di bilancio 2018 introduce nel nostro ordinamento la società sportiva “lucrativa”.  E’ data quindi la possibilità, sia alle società di persone che a quelle di capitali, di rincorrere finalità lucrative, garantendo al contempo, non a tutti però, una serie di “vantaggi” fiscali. Infatti la norma nasce un po’ zoppa, volutamente o no, in quanto fa riferimento alle forme societarie di cui al titolo V del libro quinto del codice civile, ossia sia società di persone che di capitali, per poi però prevedere incentivi fiscali solo per quelle soggette ad Ires, di fatto rendendo perlopiù appetibile tale nuova forma solo a quelle di capitali.

Ma andiamo oltre ed evidenziamo i principali requisiti da aversi:

  • La denominazione o ragione sociale deve avere la dicitura “società sportiva dilettantistica lucrativa”;
  • L’oggetto o scopo sociale deve prevedere lo svolgimento e l’organizzazione di attività sportive dilettantistiche;
  • Gli amministratori non possono ricoprire la medesima carica in altre ASD affiliate alla stessa Federazione o disciplina associata;
  • La presenza obbligatoria, in occasione al pubblico delle strutture sportive verso pagamento, di un direttore tecnico in possesso di determinati requisiti.

Vediamo ora i principali vantaggi fiscali riservati a questo modello:

  • Abbattimento alla metà delle imposte sul reddito, IRES, per le SSDL riconosciute dal Coni;
  • Applicazione dell’Iva al 10% ai servizi sportivi resi dalle SSDL riconosciute dal Coni nei confronti di chi pratica sport, sia in via occasionale che continuativa, in impianti sportivi gestiti dalle suddette società.

Ovviamente per queste società è preclusa l’applicazione delle agevolazioni di cui alla legge 398/1991 e all’art. 148 del Tuir.

Ulteriore elemento di assoluto rilievo è la previsione operata nei confronti dei compensi corrisposti a collaboratori coordinati e continuativi, infatti mentre quelli percepiti da ASD e SDD (con riconoscimento Coni) restano nell’alveo dei redditi diversi ex art. 67 comma 1, lett. M) del Tuir, e quindi detassati sino ad euro 10.000 dal gennaio 2018, quelli corrisposti dalle SSDL saranno invece inquadrati tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente ex art. 50 del Tuir, con tutte le conseguenze del caso.

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